La leggenda del filo rosso

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Molti conoscono la parola “Fil Rouge”, pochi la leggenda che l’ha generata.

È una storia popolare di origine cinese, ma molto diffusa in Giappone. Secondo la tradizione ogni persona porta, fin dalla nascita, un invisibile filo rosso legato al mignolo della mano sinistra che lo lega alla propria anima gemella. Il filo ha la caratteristica di essere indistruttibile: le due persone sono destinate, prima o poi, a incontrarsi e a sposarsi.

Da tempo è oramai evidente quanto tutte le arti siano legate da questo “filo rosso”, dove stavolta il motore primo non è l’amore inteso come sentimento tra due persone, ma l’amore per l’Arte.
Come Pina Bausch, negli anni 70, creò il teatro-danza, così Sanjukta Panigrai, con la danza Odissi, stregò l’ISTA a Bologna, a cavallo tra gli anni 80 e gli anni 90, contribuendo all’evoluzione del training di tutto il Terzo Teatro.

Nell’arte ogni rivoluzione è dettata anche dalla capacità che hanno gli “interpreti” di “arrangiare” con nuovi linguaggi quanto già detto. Nel 900, più che in ogni altra epoca, si è fatto di queste riletture un nuovo terreno fondale per elevare ogni forma di espressione artistica.
La leggenda del filo rosso è solo una leggenda, ma come ogni leggenda contiene un fondo di verità.
Ed è per questo che abbiamo scelto proprio il nome “Fil Rouge”.

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